USA: animali soffocati, annegati, lasciati morire di caldo. Milioni di animali uccisi per la chiusura dei mattatoi

Sta succedendo in America dove a seguito della chiusura di diversi mattatoi per l’emergenza Covid si “rimedia” all’esubero di animali da allevamento uccidendoli con metodi terribili e brutali.

L’American Veterinary Medical Association – associazione dei medici veterinari – lo definisce con il termine  “spopolamento”, ovvero “la rapida distruzione di una popolazione di animali in risposta a circostanze urgenti con la massima attenzione al benessere degli animali”.

Ma quello che sta accadendo a milioni di animali in America nulla ha a che fare con il presunto benessere degli animali. 

Andiamo con ordine: l’epidemia di COVID-19 che sta colpendo duramente gli Stati Uniti e in particolare i lavoratori dei macelli (ne abbiamo parlato in questo articolo) ha costretto alla chiusura, almeno temporanea, di circa 20 grandi macelli e impianti di lavorazione della carne in Nord America, per questo motivo milioni di animali allevati si sono trovati senza un posto dove andare e gli allevatori, che di certo non sono interessati a mantenere e sfamare animali che senza poter essere macellati sono diventati “inutili”, hanno deciso che la soluzione migliore è sbarazzarsene. 

Nell’Iowa, il più grande stato produttore di carne suina della nazione, gli allevatori, secondo quanto riferito, stanno praticando aborti di scrofe gravide mediante iniezione e utilizzano i maialini morti trasformandoli in compostaggio fertilizzante. I leader politici locali dichiarano che i produttori potrebbero essere costretti a sottoporre ad “eutanasia” circa 70.000 maiali al giorno.

Nel Delaware e nel Maryland, Allen Harim Foods, uno dei leader nel settore dell’allevamento di polli, ha “spopolato” 2 milioni di polli il mese scorso, dichiarando un calo del 50% sua forza lavoro.

Ma si può davvero parlare di “eutanasia” per descrivere lo “spopolamento” degli animali da allevamento o bisognerebbe più correttamente parlare di strage? 

Tra i metodi di spopolamento ritenuti accettabili vi è l’utilizzo di uno strato di schiuma a base d’acqua per annegare e soffocare gli uccelli. Ma si ricorre anche lo spegnimento della ventilazione: gli operatori azionano un interruttore per spegnere il flusso d’aria in una stalla e lasciano aumentare il calore fino a 120 gradi, lasciando così i polli o i maiali intrappolati a morire soffocati dal caldo. Il processo può richiedere ore e non è difficile immaginare la sofferenza che questo può rappresentare per gli animali, oltre al panico ed al terrore che può generare essere imprigionati e sentirsi letteralmente morire senza alcuna via di fuga insieme a centinaia di altri compagni.

Guarda le immagini raccolte dall’associazione per i diritti animali Direct Action Everywhere sull’uccisione brutale dei maiali nello stato dell’Iowa attraverso lo spegnimento della ventilazione:

L’ultima volta che sono stati ampiamente utilizzati metodi di spopolamento così raccapriccianti è stato nel 2015 in risposta all’influenza aviaria – la peggiore epidemia di malattie animali nella storia degli Stati Uniti – che ha ucciso quasi 50 milioni di polli e tacchini.

In questo momento, tuttavia, gli animali non sono direttamenti affetti dalla malattia, anzi è stato appurato che gli animali non rischiano neppure di trasmettere il COVID-19 ad altri loro simili o all’uomo. Questi milioni di individui vengono uccisi e i loro corpi vengono eliminati solo perché le grandi aziende hanno voluto continuare a produrre più carne possibile anche durante l’emergenza, portando così alla nascita di gravi focolai nei macelli. Ma il peccato peggiore dell’industria è certo quello di vedere gli animali come semplici oggetti da cui trarre profitto e di cui ci si può sbarazzare all’occorrenza in caso di crisi.

Questo non ha impedito agli allevatori di chiedere l’aiuto della Confederazione per ottenere sostegno a causa delle perdite subite dalla mancata produzione, ma non solo: gli allevatori chiedono anche al governo federale di finanziare gli sforzi per lo spopolamento, oltre a compensare le perdite subite.

L’USDA – Il Dipartimento dell’agricoltura degli Stati Uniti – ha già promesso che i funzionari governativi e i veterinari interverranno, se necessario, per “consigliare e assistere nello spopolamento e nei metodi di smaltimento”. 

L’unica colpa di questi animali – che già sono costretti a vivere in condizioni terrificanti le loro brevi vite – è di non poter più essere macellati perché gli impianti sono chiusi, di essere quindi ancora vivi e di occupare spazio e risorse degli allevamenti, per questi motivi  milioni di vite andranno sprecate e oltre a questo subiscono la beffa di non poter ricevere neppure una morte indolore, ma di essere ancora una volta vittime di trattamenti disumani e del tutto ingiustificabili.

Tutto questo è davvero necessario? 

All’inizio della fase più stringente delle chiusure dovute all’emergenza sanitaria avevamo scritto un articolo sottolineando come, nonostante i divieti applicati praticamente a tutti i settori produttivi, il trasporto e il macello degli animali destinati a diventare prodotti alimentari continuasse come sempre, perché ritenuto necessario. Lo stesso è successo negli Stati Uniti portando oggi a questa situazione con migliaia di dipendenti dei macelli contagiati e milioni di animali che vengono condannati ingiustamente a morte. 

“Questa pandemia ha messo in luce come il sistema di produzione alimentare negli ultimi anni si sia concentrato sul profitto, senza alcuna attenzione per la salute e le condizioni degli animali, né tantomeno per l’ambiente”. 

Marion Nestle, esperta di alimentazione della New York University,

Tutto questo non può continuare, solo cambiando il nostro rapporto con gli animali possiamo sperare di costruire un futuro migliore per gli animali, ma non solo anche per le persone ed il pianeta. 

Tutti noi possiamo iniziare a farlo attraverso le nostre scelte personali: scegliendo di non consumare carne e altri prodotti animali possiamo infatti contribuire al calo della domanda di questi prodotti e alla fine di questa terribile industria, perché solo cambiando in prima persona possiamo sperare di cambiare il mondo.