Aggiornamento sull’allevamento degli orrori: vogliamo giustizia per questi animali

In questi giorni siamo andati avanti a seguire da vicino la vicenda che abbiamo denunciato pubblicamente sul Tg2: un vero e proprio allevamento degli orrori situato nel bresciano. 

Come ricorderete, il 20 luglio è andata in onda un’inchiesta, trasmessa dal TG2 e realizzata con i nostri investigatori, che mostrava le terribili condizioni di quella che chiamano “eccellenza italiana”.

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A seguito dell’inchiesta la situazione si è sviluppata molto velocemente. Per prima cosa, ci ha contattati il Ministero della Salute, con cui siamo disponibili a collaborare per denunciare il più possibile e per fare in modo che situazioni come questa non si ripetano più. Abbiamo visto maialini morti abbandonati nei corridoi, cuccioli agonizzanti e madri ferite intrappolate in gabbie troppo piccole. 

Tutto questo è inaccettabile e illegale, e deve essere fermato. 

Per questo, il PM si è attivato subito a seguito della messa in onda del servizio e della nostra denuncia presentata in Procura a Brescia, un esposto ampiamente documentato e arricchito di materiali video e foto. 

La Procura della Repubblica ha deciso di inviare i NAS – il Nucleo Antisofisticazioni e Sanità dell’Arma dei Carabinieri – proprio pochi giorni fa, con lo scopo di verificare la situazione attuale dell’allevamento. Purtroppo, i nostri avvocati hanno potuto verificare che dal controllo dei Nas non è emerso nulla di rilevante. Com’è possibile? La domanda ci è sorta subito, spontanea. E non vi neghiamo che lì per lì è stato anche un duro colpo. Mesi e mesi di investigazione e poi i Nas dicono di non aver trovato nulla?

Sappiamo quello che abbiamo visto, quello che abbiamo trovato, e lo sanno bene anche i giornalisti della TV pubblica che sono entrati con noi. Per questo andiamo avanti con la denuncia e sappiamo che ci sono tutti i presupposti perché la Procura decida comunque di procedere. 

Stiamo parlando di immagini raccolte tra febbraio e aprile 2019, quest’anno, non immagini raccolte anni fa. Ed è per questo che le forze dell’ordine non possono ignorare ciò che è stato mostrato a milioni di italiani nell’edizione delle 20.30 di uno dei telegiornali più seguiti d’Italia. 

Siamo riusciti a portare le storie di questi animali sulla tv pubblica, a mostrare al pubblico la verità di questi luoghi. Andremo avanti con forza, per vederci chiaro, perché non ci accontentiamo delle prime risposte. Vogliamo che venga fatta chiarezza e lotteremo per avere giustizia. 

Al contrario di quello che l’industria cerca di farci credere, questi non sono casi isolati. Li denunceremo uno per uno, perché queste attività vanno fermate e punite grazie alla tutela della legge. Gli animali non hanno voce nelle aule di tribunale, ma insieme possiamo dargliela, con ogni mezzo possibile. 

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