500 mila firme in tutto il mondo per chiudere i wet market

L’opinione pubblica schierata contro i mercati dove vengono venduti e macellati animali vivi. Al centro dell’attenzione dopo l’esplosione della pandemia covid-19, questi mercati sono oltre che una minaccia alla salute pubblica da sempre fonte di terribili sofferenze per gli animali.

All’inizio del mese di aprile Animal Equality ha lanciato una campagna internazionale per chiedere la chiusura dei wet market, quei mercati dove animali di differenti specie vengono tenuti insieme, venduti e macellati sul posto. 

La campagna ha sin da subito incontrato il consenso di cittadini di tutto il mondo e la petizione, in meno di 3 mesi, ha già raccolto più di mezzo milione di firme. Oltre 500 mila persone hanno infatti firmato con l’obiettivo comune di porre fine alla crudeltà di questi mercati, di queste oltre 240 mila, quasi la metà, in Italia

Una notizia che ci fa capire come l’opinione pubblica sia ormai schierata contro questi mercati, o meglio, come sia schierata contro le violenze che in questi mercati si perpetuano nei confronti degli animali, tenuti in condizioni terribili e poi macellati sul posto, senza seguire alcuna norma igienica ma, soprattutto, senza alcun tipo di stordimento o attenzione alla terribile sofferenza che questi esseri senzienti provano.

Oltre al consenso dell’opinione pubblica nei primi mesi di pandemia sono stati molti gli esponenti della comunità scientifica – biologi e scienziati – a convergere su questo punto: i wet market sono una minaccia alla salute pubblica. In questi mercati vengono rinchiusi animali di specie molto diverse tra loro, anche selvatiche; questa convivenza a stretto contatto tra animali di specie diverse e uomo, le macellazioni eseguite senza norme, quindi la presenza costante di sangue e fluidi di questi animali offre ai virus la possibilità di saltare da una specie all’altra fino ad arrivare all’uomo.

Gli animali vengono stipati insieme in gabbie e trasportati per grandi distanze. Sono stressati e immunodepressi ed espellono qualsiasi agente patogeno che hanno in loro. Con tutte le persone che visitano e lavorano al mercato e che vengono costantemente in contatto con i fluidi corporei di questi animali, hai creato un mix ideale per la diffusione della malattia.

PROF ANDREW CUNNINGHAM, The Zoological Society di Londra

Oltre ai cittadini di tutto il mondo e alla comunità scientifica anche moltissimi personaggi pubblici e famosi si sono schierati al fianco della nostra campagna in questi mesi: da Bryan Adams a Peter Egan in Inghilterra; da Annalisa, Edoardo Stoppa e tanti altri in Italia.  

Gli sviluppi sui wet market e sul consumo di animali selvatici in questi mesi di campagna

In questi tre mesi di campagna gli sviluppi sono stati molti: in piena pandemia, la Cina si era impegnata a eliminare dalle tavole e, soprattutto dalle bancarelle dei mercati gli animali selvatici, riconosciuti come possibili serbatoi del nuovo coronavirus. 

Poche settimane dopo il lancio della campagna internazionale Animal Equality ha scritto una lettera ufficiale all’ONU – in Italia indirizzandola alla Rappresentante Permanente per l’Italia Maria Angela Zappia – chiedendo di agire subito per risolvere questo gravissimo problema, ma nonostante i diversi solleciti, la nostra lettera non ha mai ricevuto riscontro.

Intanto in Cina – il Paese al centro della bufera perché sospettato di essere il primo focolaio di COVID-19 – più precisamente a Wuhan, è stato ufficialmente vietato il consumo di animali selvatici, per cinque anni. Anche a Pechino avrebbe dovuto entrare in vigore un simile provvedimento, però ancora non ce n’è traccia. 

Tuttavia i wet market non sono solamente in Cina. Durante la nostra investigazione nei wet market, infatti, abbiamo raccolto immagini provenienti anche da Vietnam e India.

Guarda le immagini raccolte da Animal Equality nei wet market in Asia

A marzo l’organizzazione Peta Asia ha rilasciato nuove immagini raccolte in Thailandia ed Indonesia mostrando i wet market ancora aperti e attivi: le immagini mostravano animali mutilati, macellati sul posto senza alcun rispetto per l’igiene e per gli animali, spazzate via da un fiume di sangue, escrementi, sporcizia che invade i banchi di questi mercati all’aperto.

Ancora adesso – di fatto – il divieto di vendita e consumo di animali selvatici rimane in vigore solo a Wuhan. Proprio per questo noi di Animal Equality non ci fermeremo. La nostra campagna andrà avanti: continueremo il nostro lavoro di sensibilizzazione istituzionale e politica per arrivare ad un bando globale di questi mercati che continuano a costituire un rischio per la salute, gli animali allevati e selvatici e per l’ambiente.

Se ancora non lo hai fatto firma subito la petizione, aiutaci a chiedere il bando globale di questi terribili mercati e a costruire un futuro più giusto per gli animali in tutto il mondo!