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Nuovo studio conferma: la pandemia di Covid-19 ha avuto origine nel mercato ittico di Wuhan. Serve lo stop ai wet market, luoghi di degrado e pericolo per animali e persone

Luglio 28, 2022

Secondo il nuovo studio pubblicato su Science da un gruppo di ricercatori dello Scripps Research Institute di La Jolla, la pandemia di Covid-19 ha avuto origine nel mercato ittico di Wuhan, in Cina. Animal Equality, già promotore della richiesta rivolta alle Nazioni Unite di chiudere una volta per tutte i wet market nel mondo, ribadisce l’urgenza di mettere al bando questi luoghi fonte di sofferenza estrema per gli animali e di rischio sanitario globale.

Guarda la nostra inchiesta nei wet market in Cina:

Secondo i ricercatori, il virus Sars-CoV-2 ha iniziato a circolare a ridosso del mercato della città attraverso un salto di specie partito dal contatto dell’uomo con alcuni animali venduti vivi nell’area sudoccidentale del mercato. Considerato fin dall’inizio un possibile epicentro della pandemia, dal wet market di Wuhan il virus si sarebbe diffuso coinvolgendo successivamente anche persone che non lo avevano visitato.

“Analizzando le prove disponibili abbiamo avuto conferma che il salto di specie con cui il virus si è fatto largo nell’uomo è avvenuto a partire da animali in vendita al mercato di Wuhan negli ultimi giorni di novembre del 2019”, afferma Kristian Andersen, docente di immunologia e microbiologia e coordinatore dei due studi pubblicati sulla rivista, con cui si fa luce sull’origine della pandemia.

Il nostro lavoro per chiudere i wet market in tutto il mondo

Nel 2020 Animal Equality ha pubblicato due indagini che mostrano le condizioni scioccanti in cui gli animali vivono e muoiono nei wet market di Cina, Vietnam e India. Gli investigatori hanno documentato l’estrema crudeltà con cui gli animali sono trattati, oltre alla totale mancanza del rispetto delle norme igienico sanitarie. In questi luoghi – che ancora oggi continuano a funzionare nonostante gli avvertimenti dei funzionari sanitari – animali di ogni specie sono ammassati insieme e il loro sangue scorre sui pavimenti creando terreno fertile per la diffusione di malattie.  

Guarda l’ultima inchiesta dei nostri investigatori nei wet market:

Non ci siamo limitati a mostrare la crudeltà di questi luoghi, ma abbiamo anche lanciato una campagna internazionale per chiedere la chiusura dei mercati di animali vivi in tutto il mondo. Un richiesta mossa dalla necessità di porre fine alla sofferenza che milioni di animali sono costretti a patire in questi luoghi, ma anche dalla pericolosità che questi luoghi rappresentano per la salute pubblica, minaccia resa ancora più reale dallo scoppio della pandemia di Covid-19. 

La petizione nel giro di meno di un anno ha raccolto oltre mezzo milioni di firme, nello specifico 569.675 firme. 

Anche grazie a questa campagna, nel giugno 2021 l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), l’Organizzazione mondiale per la salute animale (OIE) e il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) hanno chiesto congiuntamente la sospensione su scala globale della vendita di mammiferi vivi e selvatici nei wet market, a causa dell’alto rischio che rappresentano per la trasmissione di malattie zoonotiche. 

“Animal Equality ribadisce la necessità di chiudere una volta per tutte questi luoghi dell’orrore dove gli animali e le persone sono in pericolo costante. I wet market non hanno posto nella nostra società e, a fronte di quanto emerso da nuovo studio scientifico dello Scripps Research Institute, a maggior ragione devono cessare di provocare danni agli animali e alla sicurezza globale”

Alice Trombetta, Direttrice Esecutiva di Animal Equality Italia

È anche grazie al nostro lavoro di investigazione e di sensibilizzazione che oggi tutto il mondo conosce la verità sui wet market, ma la strada da percorrere per un cambiamento definitivo è ancora lunga. Milioni di animali continuano a soffrire, allevati e uccisi in questi luoghi, continueremo a lottare affinché questa crudeltà abbia fine una volta per tutte e per tutte le specie di animali.


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