L’industria della carne fa allarmismo sul divieto di macellazione degli equidi
Nell’ultima audizione sulle proposte di legge per fermare la macellazione degli equidi, i rappresentanti della filiera della carne sembrano aver scelto una linea comune: creare allarmismo sulle conseguenze che questo divieto potrebbe causare.
Le critiche al divieto non stanno in piedi
L’industria zootecnica ha criticato la fine della macellazione degli equidi sostenendo in modo corale l’argomento della “libertà di scelta” dei cittadini, come se il dibattito sul tema riguardasse una preferenza gastronomica individuale e non una questione etica, sociale e normativa sempre più sentita in Italia, come documentano i dati Ipsos che abbiamo pubblicato.

All’orizzonte, secondo il presidente di Federcarni Maurizio Arosio, in mancanza del pascolo degli equidi allevati a scopo alimentare in seguito al divieto di macellazione, ci sarebbero poi ipotetici rischi di dissesto idrogeologico.
Non solo, i rappresentanti della zootecnia hanno paventato anche scenari contraddittori nel caso in cui le proposte di legge venissero approvate, tra “randagismo equino”, con cavalli lasciati vagare senza controllo sul territorio, e al contempo il rischio di estinzione dei cavalli.
Come ha detto Matteo Cupi, direttore esecutivo di Animal Equality Italia:
Si tratta di tesi difficilmente conciliabili tra loro, tanto creative quanto scollegate dal merito del provvedimento, che restituiscono l’impressione di una difesa dell’industria costruita più sull’allarmismo che su dati concreti e coerenti.

Le preoccupazioni delle aziende
Assica, Assocarni e Confesercenti hanno condiviso i timori delle aziende, mentre Uniceb (Unione Italiana Filiera delle Carni) ha espresso preoccupazione “per gli assedi fatti davanti alle sedi di alcuni macelli e strutture di macellazione”.
Senza soffermarci sul tono di questa dichiarazione, cerchiamo di fare chiarezza. Molto probabilmente Uniceb si riferisce ai presidi di protesta pacifica che Animal Equality ha organizzato in questi mesi davanti al macello equino Zerbini & Ragazzi di Correggio, in Emilia-Romagna, investigato per violazioni delle norme sul benessere animale.
All’interno di questa struttura, durante sette mesi di indagine sotto copertura, il nostro team investigativo ha documentato gravi violenze sui cavalli prima e durante la macellazione.
Guarda l’inchiesta:
Nonostante le parole usate dalla segretaria generale di Uniceb Clara Fossato, nel corso del presidio del 9 maggio a Correggio sono state le auto degli attivisti a essere assediate e vandalizzate: i partecipanti hanno ritrovato le gomme con le valvole strappate da ignoti e diversi di loro sono stati costretti a chiamare il carro attrezzi per poter ritornare alle proprie abitazioni, mentre il macello non ha subito alcun danno.
Ma non si trattava della prima aggressione avvenuta nei pressi del macello.
Nel dicembre 2025, dopo il rilascio della nostra inchiesta, una delegazione del Movimento 5 Stelle composta dalla deputata Stefania Ascari, dal consigliere regionale Lorenzo Casadei e dall’ex deputato Paolo Bernini si era recata davanti alla struttura per effettuare un sopralluogo ed è stata aggredita brutalmente dal titolare del macello e da alcuni operatori. Le minacce e l’aggressione hanno richiesto l’intervento dei carabinieri e il ricorso a cure sanitarie.

I cavalli come merci
Durante l’audizione la segretaria generale Uniceb ha detto anche che l’esclusione degli equidi dalla macellazione comporterebbe problematiche gestionali degli animali. In particolare ha parlato di “criticità molto forti nella gestione degli animali a fine carriera sportiva o produttiva con possibili problemi di smaltimento delle carcasse”.
Si ritiene lecito, insomma, “rottamare” al macello cavalli provenienti dalle corse ippiche che, nella quasi totalità dei casi, hanno ricevuto nel corso della loro vita trattamenti farmacologici incompatibili con la destinazione alimentare, trasformando animali sfruttati per anni nelle corse in meri sottoprodotti a fine carriera.

Il presidente di Federcarni Maurizio Arosio si è spinto oltre sostenendo che senza possibilità di abbattimento degli equidi “la loro gestione a vita implicherebbe costi di alimentazione, cura e mantenimento tali da renderli di fatto beni di lusso”.
È evidente che si tratta di un’esagerazione, ma anche di un paradosso: da una parte si descrivono scenari in cui gli equidi non più macellati diventerebbero randagi, al contempo si parla di problemi nello “smaltimento” di animali a fine carriera e infine di cavalli che diventano beni di lusso. Al centro la retorica è sempre la stessa, il cavallo continua a essere trattato come una merce.

Le bugie sull’Europa
Nel tentativo di alimentare l’allarmismo intorno al divieto, Vittorio Carpegna, presidente di Filiera equina italiana, ha affermato che nel caso della sua approvazione, nei confronti dell’Italia verrebbe avviata una procedura di infrazione da parte dell’Unione europea.
Come però ha sottolineato dall’On. Francesco Emilio Borrelli di Alleanza Verdi e Sinistra, la Commissione europea, interrogata nel merito, non ha comunicato questa prospettiva.
In risposta all’interrogazione presentata dall’eurodeputato Michele Picaro di Fratelli d’Italia in merito alle proposte di legge, infatti, il commissario europeo per l’Agricoltura e l’Alimentazione Christophe Hansen ha riconosciuto che un divieto nazionale sulla macellazione degli equidi, potrebbe entrare in conflitto con le regole del mercato unico e il diritto UE, tuttavia non ha escluso questa possibilità se la misura persegue un interesse pubblico legittimo ed è proporzionata.

La Commissione quindi non sostiene né respinge l’idea di un divieto nazionale, ma mantiene una posizione equilibrata, senza prendere una decisione definitiva mentre la proposta italiana è ancora in discussione. Il benessere animale è inoltre riconosciuto come obiettivo di interesse generale nell’UE ed è confermato anche dalla giurisprudenza della Corte di giustizia europea.
D’altra parte in Stati europei come la Grecia il riconoscimento degli equidi come animali d’affezione è già realtà dal 2020. Il Governo ellenico ha infatti vietato da tempo la macellazione dei cavalli, il loro allevamento, l’utilizzo e l’esportazione per la produzione di pelli, cuoio, carne e altri prodotti.

Unisciti al cambiamento
Nel 2023 Animal Equality ha lanciato una petizione per chiedere il divieto di macellazione degli equidi riconoscendoli come animali d’affezione. Da allora, sono state presentate quattro proposte di legge in Parlamento per realizzare questo divieto.
Si tratta di un momento cruciale per gli animali in Italia: il circuito dietro l’uccisione dei cavalli a scopo alimentare è crudele e lacunoso, basato spesso su illegalità e abusi documentati.
Fermare tutto questo è possibile e tu puoi fare la tua parte ponendo fine alla sofferenza degli equidi.

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