Dall’Europa agli Stati terzi: il viaggio di milioni di animali via nave

Il Regolamento CE n. 1/2005, sulla protezione degli animali durante il trasporto e le operazioni correlate, regolamenta non solo il trasporto via strada ma anche il trasporto su rotaia, via aerea e tramite navi. Infatti, milioni di animali ogni anno viaggiano a bordo di navi mercantili affrontando viaggi infiniti. Abbiamo chiesto all’avvocato Manuela Giacomini, che si occupa di diritti degli animali, di spiegarci come funzionano ed esporre le principali problematiche.

Ogni anno l’Unione europea esporta via mare circa 2 milioni di ovini e bovini verso la Turchia, il Medio Oriente e il Nord Africa

Si tratta di una vera e propria odissea per questi animali poiché il viaggio dura dai 5 agli 8 giorni (in alcuni casi può arrivare anche a 15 giorni) e – nella maggior parte dei casi – si svolge su ex navi cargo che hanno un’età media di 35 anni (si tenga conto che in genere dopo 12 anni le navi vengono considerate ad “alto rischio”), quasi tutte battenti bandiera black list in base agli standard internazionali dettati dal Paris MoU, ovvero il controllo dello Stato di approdo, l’attività di ispezione svolta dalle autorità portuali sulla verifica di conformità delle navi mercantili e la loro rispondenza agli standard minimi di navigazione e sicurezza.

Stiamo quindi parlando di navi ad alto/altissimo rischio non solo per gli animali trasportati ma anche per la sicurezza della navigazione, dell’equipaggio e la tutela dell’ambiente marino.

Inoltre, il 90% di queste navi è classificato da Enti di Classificazione che non fanno parte dell’IACS (l’International Association of Classification Societies, l’associazione internazionale delle società di classificazione navale) e sono per lo più sconosciuti.

Come viaggiano gli animali a bordo delle navi?

Dal 2014 al 2017, le associazioni di protezione animale “Animal Welfare Foundation” e “Tier Schutz Bundzurich” hanno svolto un’investigazione su 9 navi, prima o durante il caricamento degli animali e una durante un viaggio dall’Europa all’Egitto.

Purtroppo, come per il trasporto via terra, il quadro che ne è emerso è davvero terribile. Guarda le immagini dell’investigazione a bordo delle navi che trasportano animali:

Anche noi di Animal Equality abbiamo di recente esposto la crudeltà dei viaggi via nave con un’investigazione in Spagna che mostra il trasporto di migliaia di agnelli ai porti di Cartagena e Tarragona su navi dirette in Arabia Saudita. Guarda la nostra investigazione:

In particolare, oltre all’utilizzo di pungoli elettrici e di bastoni da parte degli autisti dei camion e degli addetti in porto per “gestire” gli animali (procedura espressamente vietata dal Regolamento 1/2005), si sono potute constatare numerose e gravi violazioni dei requisiti tecnici richiesti dal Regolamento 1/2005 per tale tipologia di trasporto. Regolamento che stabilisce espressamente che: 

“Gli animali non devono essere trasportati in condizioni tali da esporli a lesioni o sofferenze inutili”.

Il Regolamento 1/2005, infatti, detta due articoli specifici relativi al trasporto via mare (oltre alle previsioni generali di cui ho parlato negli articoli dedicati al trasporto via strada):

  1. L’articolo 19 del Regolamento, prevede che le navi che trasportano animali in Europa debbano ottenere un certificato di omologazione a seguito di un’ispezione che ne attesti l’idoneità a tale tipologia di trasporto, i requisiti riguardano la ventilazione, il sistema di abbeveraggio, lo stoccaggio di acqua dolce, il sistema di canalizzazione, lo spazio riservato agli animali e i sistemi di allarme e monitoraggio;
  2. L’articolo 20 stabilisce, invece, che l’autorità competente presente presso il porto europeo di partenza/arrivo è tenuta: 
  • ad ispezionare la nave prima del caricamento del bestiame per verificare, tra le altre cose, che la nave sia costruita e attrezzata in modo adatto al numero e alla tipologia degli animali da trasportare;
  • a controllare che, prima e nel corso delle operazioni di carico/scarico delle navi, gli animali siano idonei a continuare il viaggio.

Tuttavia, tali ispezioni vengono svolte da personale veterinario che – ovviamente – non ha la formazione né la competenza necessaria per fare determinate valutazioni di carattere tecnico sulla struttura delle navi e sulla relativa strumentazione.

Di conseguenza, come accennato sopra, vengono concessi certificati di omologazione e autorizzate le partenze a navi assolutamente al di fuori di quelli che dovrebbero essere gli  standard, certamente non idonee a trasportare animali allevati a scopo alimentare e a navigare nel nostro mare.

Animali gettati in acqua, come scarti 

Spesso gli animali che muoiono durante il trasporto via mare vengono gettati in acqua, e il Regolamento non prevede la presenza obbligatoria di un veterinario a bordo né la tenuta di un registro degli animali deceduti durante il viaggio. Pertanto, non esistono dati ufficiali relativi alla sopravvivenza degli animali durante queste traversate.

Foto da una investigazione di Animals Australia

Quelli che sopravvivono, invece, vengono poi trasportarti in squallidi mercati di Paesi terzi extra UE, dove verranno macellati con pratiche crudeli e spietate (come documentato da numerose investigazioni dell’associazione Animals International e dalle inchieste di Animal Equality sulla macellazione rituale senza stordimento).

Oltretutto, come confermato dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea nell’aprile 2015 con sentenza C-424/13, il Regolamento dovrebbe essere applicato anche nel caso in cui la destinazione del trasporto sia un Paese terzo (poiché il benessere degli animali deve essere garantito per l’intero viaggio). Tuttavia, come detto, una volta che gli animali giungono nel porto dello Stato terzo nessuna disposizione del Regolamento sul loro benessere sembra essere rispettata. Ciò detto, è chiaro che vi è una responsabilità delle autorità competenti dello Stato di partenza poiché, per rispettare veramente il Regolamento esse non avrebbero dovuto autorizzare questi trasporti o, almeno, avrebbero dovuto chiedere dei cambiamenti nei piani di viaggio in modo da assicurare il rispetto di quanto stabilito dal Regolamento.

Alla luce di quanto sopra, quindi, nel dicembre 2017 ho depositato, per conto di AWF, una denuncia dinanzi alla Commissione europea e una petizione presso il Parlamento europeo contro alcuni Stati membri in merito alla violazione non solo del Regolamento 1/2005, ma anche della Direttiva 2009/16/CE che stabilisce i controlli che devono essere svolti sulle navi straniere che scalano un porto europeo da parte dell’Autorità dello Stato del porto stesso e il cui fine è, appunto, ridurre l’utilizzo di navi sub standard rispetto alle Convenzioni Internazionali che regolano la sicurezza della navigazione, nonché la possibile violazione delle Convenzioni Internazionali che riguardano la sicurezza durante la navigazione e la protezione dell’ambiente marino.

A seguito di tale denuncia, il cui procedimento è ancora aperto, i servizi della Commissione europea hanno svolto degli audit in Croazia, Slovenia, Spagna e in Romania, dove recentemente una nave cargo battente bandiera di Palau che trasportava quasi 15mila pecore si è rovesciata nel Mar Nero, al largo del porto di Midia.

Dai relativi report sono emersi risultati a dir poco allarmanti che non solo confermano quanto da noi a suo tempo denunciato ma mettono in luce ulteriori e gravissime violazioni della normativa europea.

Tanto è vero che la Commissione europea, come da noi suggerito, ha deciso di rivolgersi all’EMSA (Agenzia europea per la sicurezza marittima, fornisce consulenza tecnica e assistenza operativa per migliorare la protezione dei mari, la preparazione e l’intervento in caso di inquinamento e la sicurezza marittima) per assicurare un maggiore controllo sulle navi che operano in questo ambito.

Si tratta quindi di un argomento delicatissimo che continueremo a seguire non solo per far sì che vengano aperte le procedure di infrazione contro gli Stati membri responsabili delle violazioni sopra illustrate, ma anche per chiedere la revisione del Regolamento 1/2005 che, allo stato, non contribuisce a dare una piena tutela della condizione degli animali trasportati via mare. 

C’è una normativa europea nata per proteggere gli animali durante il loro trasporto, animali che in base a quanto stabilito dal Trattato di Lisbona sono “esseri senzienti” e non oggetti, credo sia il minimo pretendere che questa venga rispettata come accade per i Regolamenti e le Direttive che disciplinano gli aspetti economici dell’UE.