Una bufala tutta italiana: la verità dietro la mozzarella di bufala!
Come si produce la mozzarella di bufala campana? Qual è la verità nascosta dietro questo prodotto considerato una delle "eccellenze" del Made in Italy?
Scopri il nostro reportage "Una bufala tutta italiana": https://campaigns.animalequality.it/bufala-italiana/
La mozzarella di bufala è uno dei prodotti d’eccellenza del Made in Italy, esportato in tutto il mondo e venduto a caro prezzo proprio per le sue presunte qualità, non solo relative al prodotto finito, ma per tutta l’intera filiera produttiva.
La realtà che si cela dietro la mozzarella di bufala, tuttavia, è ben diversa e Animal Equality ha deciso di denunciarla realizzando un mini documentario.
Con l’aiuto di Giulia Innocenzi (giornalista), Paolo Bernini (ex parlamentare), Enrico Moriconi (Garante per i Diritti Animali), Manuela Giacomini (avvocato esperto in diritti degli animali) e dell’organizzazione Four Paws, il nostro team d’inchiesta ha voluto puntare i riflettori su tutto quello che si nasconde dietro la mozzarella di bufala, il marchio D.O.P. (denominazione di origine protetta) e – più in generale – sull’eccellenza Made in Italy!!
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Animal Equality è un'organizzazione non profit per la protezione degli animali allevati a scopo alimentare, fondata nel 2006 e attiva a livello internazionale in 8 paesi.
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Transcript (Italian — it-it)
Quello che stai vedendo è ciò che si
nasconde dietro alla parola “eccellenza”.
È così che la chiamano, la mozzarella di bufala Campana DOP,
ma la storia che si nasconde dietro questo prodotto è molto diversa.
Ogni anno in Italia vengono allevati
quasi mezzo milione di bufale e di bufalini,
animali costretti a vivere in condizioni
terribili per produrre mozzarella,
latte e formaggi che verranno poi venduti sia Italia sia all’estero
come eccellenze del Made in Italy. I nostri investigatori sono entrati in
alcuni allevamenti del Nord Italia per
documentare la vita delle bufale
una realtà misera, scandita da ritmi di
produzione estenuanti, in luoghi asettici,
fatiscenti e senza alcun rispetto per le
loro esigenze e bisogni naturali.
Ancora oggi, in questi allevamenti, migliaia di bufalini maschi
verranno brutalmente uccisi come fossero scarti, lasciati morire di fame e di sete.
Altri invece verranno strappati alla
madre e mandati al macello.
Abbiamo indagato più a fondo
raccogliendo anche immagini girate in
Campania e le testimonianze di chi si è
scontrato in prima persona con queste realtà.
Questo è il vero volto della mozzarella di bufala.
Quando ero parlamentare nella scorsa
legislatura i cittadini mi segnalavano
casi di maltrattamento o inquinamento
ambientale derivati da questi
allevamenti di bufale.
Uno dei problemi principali degli
allevamenti di bufale è l'uccisione dei
bufalini maschi. I bufalini maschi
ovviamente non hanno mercato perché
allevare un bufalino rispetto ad esempio
a un vitello, bufalino ci mette il doppio
del tempo a crescere quindi
costerebbe il doppio mantenerlo. In più
portarlo al macello ha sempre un costo
perché c'è il costo del trasporto e il
costo dell'uccisione di questo bufalino.
La carne di bufalino non ha nessun tipo di valore
economico quindi l'allevatore dice: "Io il
bufalino maschio piuttosto lo lascio morire,
non gli do da mangiare, lo allontano dalla
madre, lo tengo fuori dall'allevamento
lo lascio morire di stenti
o se arrivano i cani randagi e se lo mangiano,
meglio per me."
Ho cominciato a indagare gli allevamenti
di bufale dopo che ho visto un video su
YouTube che mi era capitato casualmente.
Siamo andati nel casertano, che è una
provincia molto difficile e abbiamo
deciso di vedere se sui terreni avremmo
trovato effettivamente delle carcasse di
bufalini. Ci è voluto il tempo un'ora
e subito l'investigatore con cui ero
andata mi ha chiamato per dirmi che
aveva trovato la carcassa di un bufalino
gettata lì. Siamo andati con la
telecamera subito a filmare, è arrivato
l'allevatore da noi e con fare
minaccioso ci ha spiegato che quello è
il loro modo di fare e cioè visto che il
bufalino non rende niente, l'unica cosa
che puoi fare con quell'animale è ucciderlo.
Quindi delle morti orribili
delle violazioni gravissime della
legislazione comunque legata al
benessere animale e anche del nostro
codice penale perché è evidente che
siamo in un caso di uccisione con crudeltà
e senza necessità. Purtroppo però
non esiste una legge specifica che tuteli
le bufale e bufalini, esistono solo le
autorità preposte ai controlli e le leggi
generiche contro i maltrattamenti e gli
abusi sugli animali.
E proprio i controlli dovrebbero essere
effettuati da veterinari competenti e
dalle ASL locali, ma come mostrano le
immagini raccolte dai nostri
investigatori anche qui c'è molto lavoro
da fare.
Abbiamo trovato animali in condizioni
igienico sanitarie pessime, immersi nelle
feci e nel fango.
Molte bufale avevano gli zoccoli
cresciuti a dismisura a causa delle
mancate cure mediche.
Si tratta di una forma molto grave di
incuria che causa zoppie e ferite agli
animali che non riescono a camminare
né a muoversi adeguatamente.
Le nostre telecamere hanno ripreso anche operatori
somministrare farmaci agli animali
senza alcuna autorizzazione e senza la
supervisione di un veterinario.
C'è una grandissima mancanza di
controlli da parte delle autorità.
Basterebbe andare a verificare il
prodotto che arriva nei caseifici,
basterebbe fare i controlli
semplicemente, basterebbe fare come
abbiamo fatto noi. Semplicemente ci
siamo fatti un giro per le campagne del
casertano dietro Casal di Principe
dietro Villa Literno e abbiamo scoperto
carcasse di bufalini. Perché noi siamo
riusciti a vederli e le autorità no?
C'è poco coraggio da parte di questi
veterinari ASL
e in più c'è la contraddizione del fatto
che loro che sono i controllori, cioè
loro controllano questo allevamento,
io arrivo lì con le forze dell'ordine,
chiedo loro di controllare il loro
stesso lavoro o il lavoro di colleghi e
loro non andranno mai in
contrapposizione al loro stesso lavoro
o al lavoro dei colleghi, perché poi
potrebbero subire anche mobbing da parte
della stessa azienda sanitaria.
Il problema è che questi veterinari
vincono un concorso pubblico, poi restano in
quel territorio per un sacco di anni,
coltivano conoscenze e quindi non c'è
una turnazione territoriale. Se ci fosse
Se ci fosse una turnazione territoriale come ad
esempio nei carabinieri
se ogni 5 o 6 anni questi veterinari
cambiassero il loro territorio
forse la situazione potrebbe cambiare... Forse.
Sempre più frequentemente si sta
andando verso i sistemi di autocontrollo
nel quale i veterinari pubblici addetti
al controllo sono pochissimi e tutte le
attività zootecniche sono sotto la
responsabilità di quello che viene
chiamato il medico d'allevamento, il
medico veterinario aziendale e quindi è un
po' il discorso di chiedere che il
controllore controlli se stesso perché
il veterinario che lavora in azienda starà
poi alla sua onestà intellettuale
il verificare che effettivamente si eseguano tutte le attività come devono essere eseguite.
A differenza di quello che ci dicono che i controlli italiani sono i migliori al mondo,
addirittura ho sentito dire questo, beh
allora mi viene da pensare nel mondo cosa c'è?
È evidente,
trattandosi di controlli a campione, e
purtroppo spesso questi allevamenti vengono preallertati dei controlli,
tante volte la situazione che viene riscontrata dalle associazioni animaliste
durante le loro ispezioni non viene poi riscontrata
anche dalle autorità competenti,
forse perché si dà anche modo, insomma, di nascondere la polvere sotto al tappeto.
Ci vogliono più specializzazioni
non solo i NAS, ci vorrebbe una polizia
veterinaria specializzata in allevamenti,
una polizia veterinaria specializzata
in circhi, una in i canili. Ci vuole più specializzazione e
più persone, secondo me i fondi ci sono,
è solo una scelta politica.
Ed è una scelta politica importante anche quella
di contrastare un altro degli aspetti
più preoccupanti di questi allevamenti:
l'impatto che hanno sul nostro ambiente
e sul territorio circostante.
"È un ruscello così... un ruscello di liquami."
A livello di leggi è più tutelato l'ambiente che il benessere degli animali.
Cioè in alcuni casi il sequestro degli
allevamenti c'è stato perché c'erano le
vasche di decantazione che non
funzionavano o non c'erano assolutamente e
i liquami venivano sversati direttamente
sul terreno e questo era illegale
quindi si creava inquinamento ambientale.
Il problema degli sversamenti di liquami
è che questi
liquami poi vanno a finire nella falda
acquifera o vanno a finire direttamente
in ruscelli innaturali
che si formano e poi vanno a finire in mare,
come ho riscontrato io in alcune
delle mie ispezioni e questo è un problema
dal punto di vista della salute umana
molto molto grave perché
poi queste sostanze vanno a infiltrarsi
nella falda acquifera e quindi vanno a finire anche
nell'acqua che poi le persone di quel territorio si bevono.
Durante le mie indagini ho partecipato a dei blitz delle forze dell'ordine
e diversi allevamenti sono stati messi sotto sequestro
perché c'erano gli sversamenti dei liquami nei terreni.
Diversi allevamenti non erano
proprio in regola con i vasconi dei
liquami che devono contenere i liquami
delle bufale e semplicemente venivano
sversati sul terreno e poi finivano
nelle falde acquifere.
Io penso che oggi siamo in un momento
storico favorevolissimo.
Oggi le persone hanno una consapevolezza ambientale
e anche una nuova consapevolezza animalista
per cui vogliono che la loro
alimentazione rispetti la loro nuova consapevolezza.
Oggi quindi è il momento di fare sapere qual è la vera produzione dei nostri prodotti.
Cambiare le proprie abitudini è la cosa più difficile che esista,
ma oggi più che mai, questo processo sta avvenendo.
Impatto ambientale, crudeltà
sugli animali e nessun controllo
efficace. Quello che abbiamo documentato
svela tutti i limiti del tanto decantato
sistema italiano ma noi come consumatori
e come cittadini possiamo fare molto per
mettere fine a tutto questo.
Se l'industria non avesse niente da
nascondere
potrebbe semplicemente mandare in onda
nelle sue numerosissime pubblicità la
verità del loro sistema di produzione,
quindi portare dentro le telecamere
all'interno dei loro allevamenti
intensivi mostrare al consumatore finale
come vengono allevati gli animali che
producono i loro prodotti.
Perché questa cosa non viene fatta?
Perché noi vediamo galline sull'erba,
maiali grufolare o vacche pascolare?
Perché questa è l'immagine che si vuole dare al consumatore ma è
un'immagine totalmente falsa perché oggi
oltre al 90% dei prodotti di
origine animale che viene venduto qui in
Italia da noi, viene prodotto all'interno
di allevamenti intensivi e quindi se
l'industria non avesse niente da
nascondere semplicemente potrebbe
mostrare come produce.
Il punto è che l'eccellenza avrebbe bisogno di confrontarsi anche con la quantità.
Quando si arriva a produrre molto
è chiaro che le esigenze quantitative
vanno a deprimere le altre
caratteristiche tra le quali appunto le
condizioni di allevamento
degli animali.
Stiamo parlando di esseri senzienti, non
sono cose. È lo stesso trattato di
Lisbona a stabilire al suo articolo 13
che appunto sono esseri che sentono,
quindi vuol dire che provano dei
sentimenti e noi dobbiamo dare
applicazione a questo trattato che è vero
nella nostra Costituzione non è presente
questo riconoscimento, ma è un riconoscimento
europeo quindi riguarda tutti noi da
vicino. Cerchiamo di insomma essere
proattivi in questo senso e di fare
insomma questa battaglia di civiltà
nostra.
Queste sono le storie delle bufale e dei bufalini allevati in Italia. Queste sono le parole di chi ha visto in
prima persona che cosa accade realmente
in questi luoghi.
Servono controlli più efficaci, servono
leggi specifiche per la tutela di questi
animali e servono azioni concrete da
parte delle istituzioni per proteggere
animali, territorio e salute pubblica. Ma
ora sta anche a noi fare tutto ciò che è
in nostro potere per fermare queste
crudeltà.
Non alimentare questo mercato di
sofferenza, aiutaci anche tu.
Non consumare questi prodotti e diffondi
questo video.
Tutti devono sapere.