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Caso nave Karim Allah: a breve l’inizio dell’abbattimento degli animali rimasti a bordo

marzo 2, 2021

Una seconda nave carica di animali, la Elbeik, in mare da mesi sta facendo ritorno in Spagna 

Dovrebbe iniziare a breve l’abbattimento degli 864 vitelli a bordo della nave Karim Allah, cha ha trascorso mesi navigando senza meta nel Mediterraneo. L’abbattimento è stato disposto dalle autorità spagnole che hanno decretato gli animali non idonei ad ulteriori trasporti. 

L’inizio dell’uccisione di questi animali era previsto tra ieri e oggi, ma ancora non ci sono stati tentativi da parte dei funzionari dell’agricoltura o del porto di far scendere i vitelli dalla barca e sembra che possa essere posticipato fino a giovedì.

La nave è attraccata al porto spagnolo di Cartagena dallo scorso venerdì dopo essere sfuggita dai controlli preposti dal Ministero e dalle autorità italiane a seguito della denuncia di Animal Equality, AWF ed Enpa mentre la nave si trovava al largo delle coste italiane.

La nave era partita proprio dal porto di Cartagena a dicembre diretta verso la Turchia, ma a causa del timore che gli animali avessero una malattia chiamata lingua blu, gli animali non sono stati fatti sbarcare e da allora l’imbarcazione ha navigato senza destinazione.

“Le autorità spagnole hanno indicato che inizieranno a uccidere gli animali martedì”, ha detto Miquel Masramón, un avvocato che rappresenta Talia Shipping Line. La Karim Allah è di proprietà della Khalifeh Livestock Trading e gestita dalla Talia Shipping Line, entrambe con sede in Libano, mentre il bestiame è di proprietà di una terza parte.

In una dichiarazione di sabato, il ministero dell’agricoltura spagnolo ha indicato che se la Karim Allah non avesse iniziato a “isolare e macellare gli animali in conformità con i regolamenti applicabili” se ne sarebbe occupato il ministero.

Sia il direttore della Talia Shipping Line, Majed Eid, che Masramón però hanno detto che si opporranno alla decisione. Il loro obiettivo, dicono, è di lasciare il tempo agli animali di guarire e poi trovare un nuovo acquirente, una volta che avranno i risultati delle analisi del sangue effettuate nel weekend per verificare se gli animali sono affetti da lingua blu, la sospetta malattia per cui gli animali non sono stati accettati in Turchia.

Proprio per questo l’avvocato della Karim Allah è impegnato in queste ore a cercare di far tornare a bordo della nave il loro veterinario e, da quanto ha dichiarato proprio l’avvocato, sarebbe stata coinvolta anche l’ambasciata libanese a Madrid.

I corpi degli animali gettati in mare

Un rapporto dei funzionari veterinari spagnoli che sono saliti a bordo della Karim Allah la settimana scorsa mostra che il capitano ha dichiarato di aver gettato 22 animali morti in mare. Altri nove bovini non sono stati registrati, 20 degli animali morti sono stati fatti a pezzi e gettati in mare durante il viaggio, citando informazioni fornite dal capitano.

Sempre lo stesso rapporto riporta che gli animali visitati erano generalmente in un cattivo stato, avevano evidentemente sofferto per il lungo viaggio, e per questo sono stati ritenuti non idonei al trasporto al di fuori dell’UE, o adatti ad essere ammessi in Europa. Secondo i funzionari l’eutanasia sarebbe la cosa migliore per la loro salute e il loro benessere.

Il rapporto non riporta se il bestiame avesse la febbre catarrale, ma sono state notate dai funzionari altre condizioni della pelle, degli occhi e delle gambe, tra cui alopecia, desquamazione, croste e infiammazione articolari compatibili con l’artrite settica.

Domenica, Masramón ha detto che stava cercando di ottenere un nuovo rapporto veterinario e sperava di ottenere un veterinario a bordo della nave per “ispezionare gli animali e rispondere al rapporto veterinario delle autorità spagnole”.

Una seconda nave carica di animali sta facendo ritorno in Spagna

La Karim Allah non è l’unica nave che da mesi si trova in mare senza meta con a bordo animali, un’altra nave la Elbeik, anch’essa partita dalla Spagna e rifiutati nei porti di Libia e Turchia per la sospetta malattia degli animali a bordo è alla deriva da mesi.

Sabato, il sito web di monitoraggio Marine Traffic ha mostrato la Elbeik sulla via del ritorno in Spagna, con destinazione Cartagena.

Il ritorno della nave in Spagna è stato confermato in una e-mail di domenica dal capo veterinario del governo cipriota, Christodoulos Charalambous Pipis, che ha monitorato la Elbeik, che proprio la settimana scorsa ha trascorso diversi giorni ancorata al largo della costa del nord di Cipro, fuori dal porto di Famagosta.

“La nostra informazione è che il capitano della nave ha dichiarato che la nave tornerà in Spagna e oggi mi è stato detto che avrebbe raggiunto la Spagna molto presto”, ha detto. “La mia controparte spagnola è già stata informata da me fin dal primo momento in cui abbiamo avuto questa informazione”.

Alla fine della settimana scorsa, una fonte ha detto al Guardian che dei circa 1.770 animali caricati, circa 35 potrebbero essere morti e il resto è in buone condizioni. 

I rappresentanti della Karim Allah e della Elbeik hanno incolpato i funzionari del ministero dell’agricoltura spagnolo per la loro situazione, accusandoli di un errore sulla certificazione della salute degli animali che ha portato i funzionari dei porti di destinazione a rifiutare l’ingresso delle navi.

La fonte ha detto di essere “sicuro al 100%” che il bestiame sulla nave fosse privo di febbre catarrale. C’è stato un errore sulla documentazione sanitaria spagnola. È così che è iniziato tutto”.

Il ministero dell’agricoltura spagnolo aveva precedentemente detto al Guardian che la situazione delle navi non aveva “nulla a che fare con le azioni dell’amministrazione spagnola e che il bestiame proveniva da zone libere dalla febbre catarrale.

Mentre funzionari del governo e responsabili del trasporto si rimpallano la responsabilità, però, quello che è certo è che a pagare il prezzo più alto sono stati gli animali.

Costretti ad una terribile agonia durata mesi di viaggio – a cui alcuni non sono sopravvissuti – ed ora condannati a morte, anche se, almeno non saranno costretti ad essere uccisi in paesi come quelli dove erano diretti dove non esistono neppure le leggi minime per la macellazione, come quella per lo stordimento.

Questo caso è l’ennesima dimostrazione dell’inadeguatezza del sistema dei trasporti di animali vivi, noi di Animal Equality insieme ai nostri colleghi in Spagna e ad AWF ed Enpa continueremo a tenere alta l’attenzione su questa vicenda che non vogliamo passi inosservata, poiché i responsabili di questa vera e propria crudeltà sugli animali devono pagare nelle sedi preposte.



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